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Il business delle graduatorie tra avvocati e baroni.
Comunicato
Un fiorente commercio di ricorsi al Tar del Lazio: un giro di centinaia di migliaia di Euro.   Si tratta della valanga di ricorsi presentati da vari avvocati, alcuni collegati ad un sindacato, tendenti ad ottenere l’inserimento a “pettine”, anziché in coda alle graduatorie ad esaurimento dei precari della scuola, docenti e non. Dato che i ricorsi al Tar possono essere collettivi, basta chiedere una cifra modesta per la singola persona, qualche volta cento, qualche altra trecento Euro, per raccogliere, di fronte alla prospettiva di una immissione in ruolo o di almeno una supplenza annuale, migliaia di precari. E’ chiaro che, per chi organizza i ricorsi collettivi, il giro d’affari diventa molto appetibile.  La legge aveva previsto che queste graduatorie dei precari della scuola, fossero appunto non più permanenti, ma “ad esaurimento”, consentendo che vi si potessero inserire solo quelli che stavano concludendo una procedura abilitante oppure quelli che stavano concludendo i corsi universitari abilitanti (SSIS e scienze formazione primaria).  Trovando un qualche cavillo  nei decreti ministeriali attuativi, alcuni avvocati sono riusciti ad ottenere dei provvedimenti di sospensiva dal Tar del Lazio, in base ai quali, in attesa del giudizio di merito (potrebbero volerci anni),  i ricorrenti verrebbero inseriti immediatamente “a pettine”.  C’è un piccolo particolare: i ricorsi sono stati presentati al Giudice sbagliato, e sono stati accolti solo perché l’Avvocatura dello Stato ed il Ministero sembrano non essersene accorti.  Infatti la Cassazione, a sezioni riunite, si è espressa più volte sulla materia ed ha stabilito, in maniera inequivocabile, che il contenzioso sulle graduatorie dei precari è competenza del Giudice ordinario e non del Tar. L’ultima decisione della Cassazione è recente, 17 novembre 2008 e ne richiama anche un’altra del mese di febbraio 2008. I giudici della Corte suprema hanno infatti stabilito che non si tratta di una procedura concorsuale, mancando un bando, la procedura di valutazione, e un atto di approvazione finale che individui i vincitori.  Perché le avvocature dello Stato non hanno eccepito la competenza del Tar? E’ mai possibile che non esista una “certezza del diritto”? Per quale motivo da anni ormai  (ricordiamo la faccenda del punteggio di montagna?) le norme sui precari vengono scritte con falle giuridiche che scatenano la guerra tra i poveri? Perché i precari sono costretti a pagare delle vere e proprie tasse aggiuntive, prima arricchendo chi organizza i corsi on line ed ora anche gli avvocati? La Federazione Gilda Unams attende dal governo risposte chiare e conclusive entro pochi giorni. Roma, 3 ottobre 2009
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