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Statali, ancora blocco stipendi. Lavoratori pronti allo sciopero
Rassegna Stampa

la_repubblicaIl Cdm approva una proroga al 31 dicembre 2014 del blocco dei contratti e dell'aumento degli stipendi per i lavoratori del pubblico impiego. I comparti di Scuola, Sanità e Difesa protestano. I sindacati: "Scelta inaccettabile, pronti alla lotta". L'Usb: "Sciopero generale il 18 ottobre". Il Cocer chiede al governo un "tavolo negoziale" e annuncia "forme di dissenso"

 

ROMA - Ancora uno stop per il pubblico impiego. I dipendenti statali dovranno aspettare il 2015, forse, per i rinnovi dei contratti e l'adeguamento degli stipendi. Ma i comparti di sanità, sicurezza e scuola protestano e i sindacati di base proclamano uno sciopero generale per il 18 ottobre. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato, infatti, un regolamento che proroga al 31 dicembre 2014 il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti. "L'adozione del regolamento - si legge nella nota - si rende necessaria per la particolare contingenza economico-finanziaria, che richiede interventi non limitati al solo 2013, i cui effetti sono stati già scontati sui saldi di finanza pubblica. Sussistono infatti condizioni di eccezionalità tali da giustificare la proroga al 31 dicembre del 2014 di una serie di misure in materia di pubblico impiego, comunque con un orizzonte temporale limitato, come richiesto nei pareri delle Commissioni parlamentari che hanno espresso parere favorevole sul provvedimento".

 

In particolare, è specificato nel documento, vengono prorogati: il blocco dei trattamenti economici individuali; la riduzione delle indennità corrisposte ai responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei Ministri e l'individuazione del limite massimo per i trattamenti economici complessivi spettanti ai titolari di incarichi dirigenziali; il limite massimo e la riduzione dell'ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale; i blocchi riguardanti meccanismi di adeguamento retributivo, classi e scatti di stipendio, le progressioni di carriera comunque denominate del personale contrattualizzato e di quello in regime di diritto pubblico.

Non è bastato dunque il risparmio di 6,6 miliardi di euro che il blocco delle retribuzioni, ha portato nelle casse dello Stato negli ultimi due anni. E il ministro della Funzione Pubblica, Gianpiero D'Alia, dopo aver annunciato gli ulteriori sacrifici chiesti al personale della Pa, ha spiegato che è "importante" che gli interventi siano condivisi con i sindacati e i lavoratori, spiega D'Alia, perché "la riqualificazione della spesa pubblica non la possiamo fare se non abbiamo con noi il personale". E ha precisato poi che a settembre ripartirà comunque il confronto con i sindacati sulla parte normativa del contratto, che sarà integrato nel 2015 con il trattamento economico.

Dal canto loro i sindacati, Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, bocciano gli ulteriori blocchi del contratto e degli stipendi, ma si dicono fiduciosi almeno per quel che riguarda la riapertura delle trattative. "E' un minimo passo avanti", commentano, che consentirà la ripresa del dialogo dopo quattro anni, ma "servono impegni concreti, e soprattutto risorse, perché non rinnovare il contratto e pretendere che questi stessi lavoratori, in condizioni così difficili, rendano efficienti e modernizzino le nostre pubbliche amministrazioni è quantomeno irrealistico", concludono.

Le reazioni. "I lavoratori pubblici non ci stanno ad essere rosolati a fuoco lento e il 18 ottobre parteciperanno allo sciopero generale convocato dalla Confederazione Usb, scendendo in piazza con rabbia e determinazione". E' la reazione dei sindacati di base dei dipendenti pubblici a fronte di quello che viene considerato un vero e proprio "accanimento".

Protesta anche il sindacato della dirigenza medica del SSn, l'Anaao: "Il blocco dei contratti e delle retribuzioni dei lavoratori del pubblico impiego - in vigore dal 2010 e che verrà esteso a tutto il 2014 - alla fine di questi cinque anni sarà costato 30 mila euro ad ogni medico del Ssn. Per l'esattezza 29.480 euro lordi a testa, che moltiplicati per 107 mila medici contrattualizzati con il Ssn porta a un 'risparmio' per le casse dello Stato di oltre 3 miliardi in 5 anni, questa sì una cifra che ricorda tanto la somma di denaro che il governo sta cercando di reperire per eliminare l'Imu sulla prima casa". Una perdita del potere d'acquisto, dicono, che riguarda non solo i medici ma "coinvolge tutti i dipendenti dello Stato, Ssn, scuola, Regioni ed enti locali".

Di una scelta "inaccettabile" parla il segretario il generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna e Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda "sia sul piano della procedura che nel merito". E si dicono "pronti alla lotta" annunciando una mobilitazione che "per rispetto a famiglie e studenti non riguarderà il primo giorno di scuola, per far cambiare idea al governo". Di "sciopero generale" parla anche il segretario generale della Flc Cgil Mimmo Pantaleo "Siamo pronti a tutte le iniziative, tra i dipendenti pubblici e gli insegnanti la questione salariale è ormai a livelli drammatici".

Mentre il comparto Difesa chiede al governo di rivedere il provvedimento. "La proroga rappresenta la reiterazione di una grave ingiustizia nei confronti di tutto il personale con le stellette e delle loro famiglie - spiega il Cocer - nonché il definitivo 'colpo di grazia' all'intero Comparto, dopo quelli già inferti dai precedenti governi Berlusconi e Monti. Pertanto, chiediamo con vigorosa fermezza al Ministro della Difesa - a cui con sincera sensibilità istituzionale avevamo aperto un immediato credito di fiducia - di porre in essere ogni iniziativa volta ad ottenere l'apertura immediata di un "tavolo negoziale di confronto" con il governo". Anche il Cocer annuncia entro agosto "forme di dissenso" nel caso in cui "non saranno fornite formali assicurazioni", ovviamente "nel rispetto della legge e della nostra militarità".

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