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Insegnanti sul piede di guerra: «Abbiamo stipendi da miseria»
Rassegna Stampa

la nuova sardegna 5 ottobre 2013 Insegnanti sul piede di guerra: «Abbiamo stipendi da miseria»

  Confronto aperto durante l’assemblea della Gilda nell’auditorium dell’Istituto Satta di Biscollai Di Meglio: «Il contratto di lavoro è fermo al 2009, ora è arrivato il blocco degli scatti di anzianità»


  di Francesco Pirisi

NUORO - Il contratto di lavoro è bloccato dal 2009 e gli scatti di anzianità vanno a singhiozzo. Gli insegnanti non ci stanno e minacciano di alzare il livello della protesta.

L’ha confermato mercoledì a Nuoro, il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, che ha incontrato un parte dei 1400 iscritti nel territorio della vecchia provincia, compresi dunque l’Ogliastra e il Sarcidano. Con lui la vice-coordinatrice, la nuorese Maria Domenica Di Patre. L’assemblea all’Istituto “Satta” e in contemporanea in tutti i capoluoghi di provincia d’Italia.

 

Dentro al confronto le problematiche che segnano la scuola in queste stagioni di crisi: taglio delle classi, aumento delle incombenze burocratiche per gli insegnanti a fronte di organici ridotti. Preoccupazioni e contrarietà che non sembrano alleviarsi. Come ha ribadito Di Meglio. «Tutt’altro. Le notizie che arrivano non sono positive.

 

Oltre a chiudere la possibilità di andare a rinnovare il contratto di lavoro, è arrivato il blocco degli scatti di anzianità. Ci ritroviamo con degli stipendi da miseria, mentre contestualmente crescono tasse e costi della vita». Si entra in ruolo con un compenso di 1200 euro. Agli scatti il compito di migliorare la retribuzione, con aumenti di 100 euro per cadauno.

Di Meglio e la collega Di Patre hanno ricordato la vertenza che ha consentito d’incassare negli ultimi due anni gli aumenti per il 2010 e 2011, mentre ora è scontro aperto per non perdere le spettanze dell’anno passato. «Si tratta delle tre annualità bloccate durante la gestione del ministro Tremonti. Tutto questo nonostante ci fosse stato garantito dal governo che per far fronte all’impegno con i docenti era pronto il 30 per cento dei risparmi ottenuti con i tagli sempre nella scuola».

 

E poi ancora giù per spiegare disappunto e comunque voglia di lottare: «Non pretendiamo la luna, ma almeno che ci vengano garantite le posizioni acquisite», sono state ancora le parole del coordinatore nazionale. Legato stretto al nodo monetario è il blocco dei pensionamenti, arrivato con la legge Fornero: l’età del riposo è stata spostata in avanti di 5, 6 anni. L’incongruenza, ha detto Maria Di Patre, «è chiara se solo si pensa a una persona costretta ancora a 65 anni a insegnare nella scuola dell’infanzia. Si rendono conto di quale sacrificio comporta?

 

Di quali energie sono necessarie per far fronte al compito?». E poi, ancora, il duo della Gilda: «Tutto questo in un settore dove i tagli hanno ridotto gli organici all’osso. È emblematico il caso della scuola elementare, con tempo prolungato, dove non si arriva a una media di due insegnanti per classe». Nella didattica stretta non convince la verifica con le prove Invalsi, quesiti del ministero validi per ogni istituto e territorio. «Siamo favorevoli al merito, ma questo non è il modo per accertarlo», è stato un altro dei passaggi della sindacalista Di Patre.

 

La vertenza dunque va avanti, sempre con più punti di contestazione e di richiesta. Le assemblee hanno l’obiettivo di mettere a punto la piattaforma, prima di presentarsi al cospetto del ministro Maria Chiara Carrozza. Confronto in tempi brevi, è il proposito di Rino Di Meglio: «La prima cosa da verificare è la reale disponibilità del ministro a confrontarsi sulle tematiche. Sappiamo e capiamo, visto che è il mondo dal quale proviene, il suo interesse per l’università. Vogliamo altrettanta attenzione per la scuola». C’è anche un concetto generale, caro a Di Meglio, e che sarebbe risolutivo: «La consapevolezza che la didattica, oltre a rappresentare uno strumento d’istruzione, costituisce la prima linea per la legalità e l’integrazione degli stranieri.

È l’avamposto dello Stato».

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