Perdita del potere d’acquisto nel comparto Istruzione e Ricerca – Richiesta di interventi straordinari economici e normativi

Venerdì, 04 Settembre 2026 19:12
Pubblichiamo le richieste della Gilda Unams al legislatore in merito alla perdita del potere d’acquisto nel comparto Istruzione e Ricerca – Richiesta di interventi straordinari economici e normativi

Alla Presidente del Consiglio dei ministri

Ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati

Ai Senatori e ai Deputati della Repubblica

La FGU GILDA richiama l’attenzione del Governo e del Parlamento sulla nuova e preoccupante erosione del potere d’acquisto che sta colpendo il personale della Scuola, dell’Università, della Ricerca e dell’AFAM. Il problema non riguarda soltanto la pesante perdita già accumulata durante la fiammata inflazionistica del 2022 e del 2023, coperta solo per circa il 20% - 30% dagli incrementi delle retribuzioni.

Nel 2022 l’inflazione media ha raggiunto l’8,1% e nel 2023 il 5,7%, mentre le retribuzioni contrattuali sono cresciute, rispettivamente, soltanto dell’1,1% e del 3,1%.

Il rallentamento dei prezzi registrato nel 2024 e nel 2025, com’è del tutto evidente, ha consentito un recupero solo parziale, senza restituire ai lavoratori quanto perduto negli anni precedenti.

Secondo i dati richiamati dall’OCSE, i salari reali italiani risultano ancora inferiori del 6,1% rispetto al marzo 2021, con una delle perdite più consistenti tra le principali economie avanzate.

Tutto ciò si aggiunge ad una gravissima penalizzazione retributiva del Comparto dell’Istruzione, Ricerca e Afam, le cui retribuzioni sono le più basse in assoluto del pubblico impiego.

A questa situazione strutturale si aggiunge ora una nuova emergenza.

La nuova accelerazione dell’inflazione nel 2026

Nei primi sei mesi del 2026 il quadro economico è profondamente cambiato. Le nuove tensioni internazionali, l’allargamento dei conflitti e le conseguenze sui mercati energetici e sulle filiere produttive hanno provocato una rapida ripresa dell’inflazione.

A gennaio 2026 il tasso annuo d’inflazione era pari all’1%. A maggio è salito al 3,2%, per attestarsi al 3% nel mese di giugno.

In appena cinque mesi il ritmo di crescita dei prezzi è quindi aumentato di circa due punti percentuali, passando dall’1% al 3% e risultando, in termini di tasso tendenziale, tre volte superiore a quello di gennaio.

Non si deve confondere questo dato con un aumento del 2% del livello generale dei prezzi tra gennaio e giugno: ciò che è aumentato di due punti è il tasso annuo d’inflazione, segnalando comunque una netta e repentina accelerazione del costo della vita. Il fenomeno è stato alimentato soprattutto dai prodotti energetici.

Nel mese di giugno 2026 i prezzi degli energetici regolamentati risultavano superiori del 9,2% rispetto all’anno precedente, mentre quelli degli energetici non regolamentati registravano un incremento del 13,3%.

I prodotti acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie aumentavano del 3,9%. Questi dati rendono evidente come gli effetti delle crisi internazionali si trasferiscano rapidamente sulle bollette, sui trasporti, sui beni essenziali e sulle spese quotidiane sostenute dai lavoratori.

La situazione è ancora più grave per le famiglie con redditi medio-bassi. Nel secondo trimestre del 2026, infatti, l’inflazione misurata dall’indice armonizzato è stata pari al 3,7% per le famiglie con minori livelli di spesa, contro il 2,6% rilevato per quelle con livelli di spesa più elevati. È esattamente questa la fascia nella quale si colloca una parte significativa del personale della Scuola, dell’Università, della Ricerca e dell’AFAM.

Le retribuzioni tornano a crescere meno dei prezzi

Nel secondo trimestre del 2026 le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute mediamente del 2,5%, mentre nella Pubblica amministrazione l’incremento è stato del 2,7%. Nello stesso periodo l’inflazione ha raggiunto il 3%. Dopo dieci trimestri consecutivi nei quali le retribuzioni avevano registrato una crescita superiore all’inflazione (solo grazie ad un crollo di quest’ultima), i prezzi sono quindi tornati a crescere più velocemente degli stipendi. Il divario nel secondo trimestre è stato di circa:

• 0,5 punti percentuali rispetto alla crescita media delle retribuzioni contrattuali;

• 0,3 punti percentuali rispetto alle retribuzioni della Pubblica amministrazione;

• fino a 1,2 punti percentuali per le famiglie con minore capacità di spesa, sulle quali l’inflazione ha inciso per il 3,7%.

Ciò significa che, anche in presenza di incrementi nominali in busta paga, la quantità di beni e servizi concretamente acquistabile dai lavoratori si è nuovamente ridotta. Il rinnovo della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 rappresenta certamente un risultato importante, perché consente di riconoscere aumenti e arretrati e avvia un primo recupero, con effetto rispetto alla perdita subita nel biennio 2022-2023.

Tuttavia, quel rinnovo è stato costruito sulla base di risorse definite prima della nuova accelerazione inflazionistica del 2026. Gli aumenti contrattuali, già insufficienti a recuperare integralmente il divario accumulato negli anni precedenti, rischiano ora di essere ulteriormente assorbiti dall’incremento dei prezzi determinato dal nuovo scenario internazionale. Non è accettabile che ogni rinnovo contrattuale arrivi a compensare soltanto una parte dell’inflazione passata e che, nel momento stesso in cui viene applicato, venga immediatamente superato da un nuovo aumento del costo della vita.

La situazione del comparto della conoscenza

Il personale della Scuola, dell’Università, degli enti di Ricerca e dell’AFAM svolge funzioni essenziali per il Paese: garantisce istruzione, formazione, innovazione, ricerca scientifica, servizi agli studenti, attività tecniche, amministrative e laboratoriali. Eppure, questi settori continuano a essere caratterizzati da retribuzioni non adeguate alla qualificazione, alle responsabilità richieste e al valore sociale delle attività svolte. Il problema è particolarmente evidente nel confronto internazionale. Secondo l’OCSE, in Italia le retribuzioni effettive degli insegnanti della scuola primaria sono inferiori del 33% rispetto a quelle degli altri lavoratori a tempo pieno con un titolo di studio terziario, mentre la media OCSE registra un divario del 17%. Dal 2015, inoltre, le retribuzioni reali degli insegnanti della primaria sono cresciute mediamente del 14,6% nei Paesi OCSE, mentre in Italia sono diminuite del 4,4%. L’impoverimento del personale non costituisce soltanto un problema salariale.

Riduce l’attrattività delle professioni, favorisce la fuga di competenze, rende più difficile il reclutamento di personale qualificato e indebolisce la qualità complessiva del sistema pubblico della conoscenza. Le richieste della FGU GILDA

Per queste ragioni chiediamo che il Governo ed il Parlamento intervengano già nella prossima legge di bilancio, prevedendo risorse aggiuntive per il comparto Istruzione e Ricerca e accompagnando il rinnovo contrattuale economico con misure normative capaci di compensare almeno parzialmente la perdita subita.

Riteniamo necessario prevedere:

1. Risorse economiche straordinarie per il 2026/2027 Un’indennità straordinaria, progressiva e maggiormente favorevole alle fasce retributive medio-basse, destinata al personale della Scuola, dell’Università, della Ricerca e dell’AFAM, per compensare la nuova accelerazione dei prezzi intervenuta successivamente alla definizione delle risorse contrattuali.

2. Un meccanismo di salvaguardia dall’inflazione Occorre introdurre un sistema che consenta di adeguare o anticipare automaticamente una parte degli incrementi retributivi quando l’inflazione effettiva supera in misura significativa quella assunta a riferimento per il rinnovo contrattuale. La verifica dovrebbe essere almeno annuale e prevedere un conguaglio nel caso in cui lo scostamento superi una soglia prestabilita.

3. Incrementi strutturali delle retribuzioni Gli interventi fiscali e le somme una tantum possono offrire un sostegno immediato, ma non sostituiscono gli aumenti tabellari. Il recupero deve incidere anche sulla tredicesima, sulla pensione, sul trattamento di fine servizio e sulle progressioni economiche.

4. Valorizzazione del buono pasto e del welfare contrattuale Chiediamo l’innalzamento del valore del buono pasto, la sua estensione al personale in lavoro agile e in tele-lavoro quando ricorrono le condizioni previste per la sua erogazione e un rafforzamento delle risorse destinate al welfare, ai trasporti, alla sanità integrativa e al sostegno delle famiglie.

5. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione Nell’ambito della parte normativa del CCNL 2025-2027 deve essere avviata una concreta sperimentazione della riduzione dell’orario settimanale, a parità di retribuzione e senza aumento dei carichi di lavoro.La misura potrebbe essere inizialmente applicata nei settori e nelle attività in cui l’organizzazione del lavoro lo consenta, verificandone gli effetti sulla produttività, sul benessere organizzativo e sulla qualità dei servizi. Per il settore scolastico e per le attività didattiche, le modalità dovrebbero naturalmente essere definite tenendo conto della continuità del servizio e delle specificità professionali.

6. Giornate aggiuntive di ferie o di permesso retribuito Qualora non fosse immediatamente possibile una riduzione generalizzata dell’orario, chiediamo di riconoscere giornate aggiuntive di ferie o permessi retribuiti. Si tratterebbe di una forma di compensazione normativa concreta, capace di migliorare la conciliazione tra vita privata e lavoro e di restituire valore al tempo delle lavoratrici e dei lavoratori.

7. Maggiore flessibilità organizzativa Occorre rafforzare il lavoro agile, la flessibilità dell’orario, la possibilità di recupero delle ore e le misure di conciliazione, evitando che tali istituti si traducano in maggiore disponibilità del dipendente o in un’estensione incontrollata della giornata lavorativa.

8. Lo sbocco dei fondi della Contrattazione integrativa Il blocco dei fondi della contrattazione integrativa, fermi nella loro entità massima al 2015, determina un sostanziale blocco della c.d. contrattazione di secondo livello, impedendo nei fatti a livello delle singole amministrazioni di realizzare una concreta politica di valorizzazione del personale ma anche di miglioramento dei servizi. L’erosione dei fondi è anche causata dal pesante assorbimento degli interventi legati alle progressioni economiche (oggi differenziali retributivi), che venendo fatti gravare sui fondi della contrattazione integrativa, rischiano da un lato l’azzeramento dei fondi, ma anche il mancato riconoscimento dei differenziali retributivi al personale, a differenza di altri categorie di lavoratori, magari non contrattualizzati e con retribuzioni sicuramente maggiori, i cui scatti stipendiali sono automatici e gravanti direttamente sui bilanci dei vari Enti.

Una scelta politica non più rinviabile

Il contratto collettivo appena sottoscritto non deve essere messo in discussione, ma deve essere rafforzato alla luce di un quadro economico che è cambiato rapidamente.

Gli incrementi riconosciuti rappresentano un primo passo, ma non possono essere considerati sufficienti quando il personale non ha ancora recuperato la perdita del 2022-2023 e si trova già ad affrontare una nuova crescita dell’inflazione nel 2026. Non chiediamo di sostituire il salario con ferie, permessi o riduzioni dell’orario. La retribuzione deve rimanere il primo terreno sul quale intervenire.

Chiediamo, tuttavia, che accanto agli aumenti economici siano utilizzati tutti gli strumenti contrattuali disponibili per restituire alle lavoratrici e ai lavoratori reddito, tempo, dignità professionale e qualità della vita. Investire nel personale della Scuola, dell’Università, della Ricerca e dell’AFAM significa investire nel futuro del Paese. La FGU GILDA chiede pertanto alla Presidente del Consiglio, al Governo e a tutte le forze parlamentari di assumere un impegno concreto affinché nella prossima legge di bilancio siano stanziate risorse aggiuntive e affinché, nel confronto in corso sulla parte normativa del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, possano trovare spazio misure straordinarie di tutela del potere d’acquisto e di miglioramento delle condizioni di lavoro, possa procedersi allo sblocco dei fondi della contrattazione integrativa fermi da troppo tempo.

 

La Delegazione FGU

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